Chiesa parrocchiale - presbiterio e coro - Scarnafigi (CN)

studiobrunetti - Architetto Mario Brunetti

 

 

Parrocchia Maria Vergine Assunta di Scarnafigi - CN

CHIESA PARROCCHIALE MARIA VERGINE ASSUNTA DI SCARNAFIGI

Lavori di restauro e risanamento del presbiterio e del coro

 

...L’area presbiteriale della chiesa parrocchiale Maria Vergine Assunta di Scarnafigi si trova sopraelevata di due gradini dal piano delle tre navate che costituiscono la sala dei fedeli, al fondo della navata principale orientata secondo gli assi est ovest. Il pavimento a mosaico policromo del presbiterio, realizzato nei primi decenni del XX secolo è delimitato dalla balaustra in marmo verso la sala, dall’altare maggiore verso il coro, dalle pareti laterali che racchiudono lo spazio della cappella del S. Sudario e dall’attuale sacrestia e ex cappella dedicata a S. Michele che conserva tuttora il monumento funebre che Gaspare Ponte fece erigere a sua memoria nel 1594. Oltre al citato pavimento a mosaico con inserti floreali realizzati con marmi policromi di colore rosso, verde, ocra, grigio, bianco e nero, venne realizzato sulle pareti laterali nord e sud, presumibilmente nello stesso periodo, un completo rivestimento in marmo costituito da lesene e archi impostate a serliana di colore marrone chiaro con sfondati ricoperti da lastre in marmo giallo. L’intervento di restauro dell’area presbiteriale ha richiesto l’analisi accurata e prolungata nel tempo delle cause che avevano generato il degrado e i rigonfiamenti diffusi del pavimento di tessere in marmo. Dai dati ottenuti con misuratori elettronici è emerso che vi sono zone particolarmente interessate da risalita capillare alternate ad altre relativamente asciutte ma con presenza di fenomeni di condensazione superficiale. Per evitare che si riproponessero dopo i lavori queste problematiche abbiamo dotato l’area di un deumidificatore elettronico funzionante con il principio della dispersione elettrica dell’acqua all’interno dei substrati di sottofondo e del pavimento. Detto impianto è già stato testato con successo durante la sperimentazione durata circa un anno sulle pareti sud della cappella del S. Sudario interessate da umidità di risalita. Si è quindi proceduto alla rimozione prevista delle lastre di marmo presenti negli sfondati retrostanti gli affreschi della Cappella del Sudario e di quello che copriva la parete del campanile. Questa operazione aveva una doppia funzione: consentire la ventilazione della muratura retrostante gli affreschi, che erano particolarmente interessati da fenomeni di degrado dall’umidità, e alleggerire esteticamente la zona del presbiterio da un sovraccarico di marmi che risultavano in molte parti rotti e a rischio di distacco. L’operazione è stata eseguita con particolare attenzione per evitare il danneggiamento di eventuali supporti presenti dietro alle lastre che non era stato possibile constatare preventivamente. Di fatto dopo la rimozione della prima lastra con felice sorpresa si poteva scorgere la presenza di apparati pittorici molto simili a quelli presenti nel ciclo di affreschi della cappella ad essi contigua. Con la massima cautela si è proceduto quindi alla rimozione di tutte le lastre che ricoprivano le due scene che via via si profilavano. L’operazione non risultava di semplice esecuzione per la presenza di tiranti metallici e muricci in mattoni pieni addossati agli affreschi e realizzati a sostegno e ancoraggio delle lastre. Le operazioni di rimozione sono state condotte fino ad un livello tale da evitare danneggiamenti e eventuali cadute dei supporti. Il completamento dovrà essere eseguito al momento dei lavori di restauro pittorico da operatori abilitati al restauro artistico. Dopo questo intervento preliminare si è dato quindi corso ai lavori di restauro del pavimento con la verifica e l’integrazione della mappatura del degrado già redatta in fase di progetto. Sono state quindi rimosse le zone deteriorate e rigonfie a causa dell’umidità di risalita, recuperando le tessere integre che venivano poi pulite accuratamente da ossidazioni e da incrostazioni di calce del sottofondo per essere in seguito ricollocate in sito. Le aree interessate dalla rimozione venivano poi ampliate in modo da consentire la predisposizione di nuovi incastri con tessere nuove ad integrazione di quelle non recuperabili e pulire l’area circostante fino a raggiungere la zona stabile. La fase successiva ha previsto il consolidamento dei bordi e la preparazione del sottofondo a base cementizia, come l’originale sul quale sono state seminate secondo il disegno originario, le tessere di recupero e quelle di nuova integrazione. Le parti che avevano invece subito un degrado superficiale sono state stuccate testando il colore originale con la miscela cementizia e polvere di marmo e coloranti idonei e stabili. Oltre alla campionatura degli stucchi è stata poi definito, con prove al forno, il colore di fondo del legante anch’esso con polveri ventilate e ossidi ad imitazione di quello originario. Prima di procedere alla pulizia generale dell’intero pavimento mediante spazzolatura meccanica, resasi necessaria per regolarizzare i vari interventi di sistemazione che erano stati eseguiti in modo disomogeneo nel corso dei decenni, è stato eseguito il consolidamento del sottofondo mediante perforazione diffusa del pavimento a profondità media di circa 5 cm con successiva iniezione di fluido elastico consolidante a base cementizia. La levigatura iniziale è stata eseguita con mola diamantata grezza in modo da eliminare le efflorescenze e le parti depigmentate nei primi millimetri di spessore delle tessere. Successivamente si è eseguita una levigatura fine e manuale alla quale è seguita la stuccatura con legante cementizio additivato a consistenza liquida e lavorato a spatola per consolidare in profondità il sottofondo. Queste operazioni che hanno richiesto un intervento approfondito di restauro del mosaico sono state effettuate come sopraesposto per la necessità di omogeneizzare gli interventi precedentemente realizzati e che avevano già comportato l’esecuzione di una precedente levigatura moderna eseguita a macchina. La stuccatura classica eseguita con levigatrice e il trattamento finale a cera hanno dato completamento ai lavori di restauro. Nel medesimo tempo si provvedeva a realizzare un impianto di ventilazione della chiesa per garantire il ricambio interno dell’aria che stava alimentando la proliferazione di muffe e provocava forti condensazioni in special modo sulla pavimentazione a mosaico. Quest’ultimo come già precedentemente descritto, era particolarmente interessato da problematiche di umidità di risalita e condensazione superficiale e molte aree avevano assunto ormai una coloritura nera per il permanere del fenomeno che aveva dato origine alla sedimentazione di muffe e ossidazioni.. L’impianto è stato realizzato mediante la sistemazione di due ventole contrapposte di immissione e di emissione dell’aria, posizionate la prima all’interno dello spessore del muro della finestra circolare presente alla sinistra dell’ingresso laterale sud della chiesa e la seconda sul lato opposto sistemata all’interno dell’armadio a muro ubicato nella zona del coro. Per l’occasione è stata effettuata la modifica del serramento in ferro esistente della finestra sud dotandolo di apertura e chiusura elettrica a wasistas sincronizzata con l’accensione della ventola. La diversa disposizione in altezza delle due ventole, alta quella posta a sud e bassa quella posta a nord, consente il lavaggio dell’aria satura di umidità nei momenti critici di inversione termica o di stagnazione dell’aria umida negli strati bassi della chiesa. Nel contempo si è studiato un controllo elettronico che attivi automaticamente la ventilazione in emissione o in immissione d’aria a seconda delle condizioni climatiche esterne. In inverno si è di fatto rilevato che sulla facciata esterna sud, in presenza di soleggiamento diurno, abbiamo aria secca a temperatura variabile dai 10 ai 15 gradi mentre all’interno della chiesa riscontriamo, a riscaldamento spento, una temperature di circa 5 – 8 gradi con aria spesso molto umida. In questo caso l’immissione d’aria esterna favorisce il rialzo – pressoché senza costi – della temperatura interna della chiesa allontanando il punto di rugiada sulle pareti e superfici fredde e umide. Il movimento dell’aria è regolato attraverso la centralina da un variatore di intensità che consente, a seconda delle necessità, di effettuare un lavaggio costante e lento garantendo cambi climatici interni graduali senza il rischio di innescare processi traumatici negli apparati murari e decorativi che potrebbero arrecare danno dovuto a stress microclimatico. La velocità di ricambio dell’aria potrà invece essere aumentata nel caso in cui sia necessario eliminare concentrazioni improvvise di aria troppo calda e umida conseguenti al riscaldamento della chiesa e alla permanenza di folla durante le funzioni religiose. In estate invece, avendo dotato l’impianto di ventole con doppio senso di mandata, si potrà procedere ad immettere aria fresca dal fronte nord estraendo dalla ventola sud l’aria umida che va a distribuirsi sulle superfici intradossali delle volte generando muffe e annerimenti vari…

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